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La Cassazione civile, accogliendo un ricorso proposto dall’avv.Cesare Mainardis, ha fissato alcuni principi importanti in materia di indennizzo dovuto dall’operatore economico che, in forza di una Autorizzazione Unica, benefici dell’esproprio di terreni sui quali realizzare un impianto di produzione di energia da FER.

Il caso specifico non comportava esborsi in assoluto rilevanti, ma questioni fondamentali per lo sviluppo delle FER.

La Corte d’Appello di Trieste, in grado unico, aveva confermato infatti l’originaria perizia di stima che considerava come edificabile l’intero lotto sottoposto ad esproprio in forza di una Autorizzazione Unica e relativa Variante urbanistica che consentiva la localizzazione dell’opera.

Il principio avrebbe costituito un precedente pericoloso per la realizzazione di nuovi impianti FER per i quali si renda necessaria l’espropriazione di terreni di proprietà di terzi: basti pensare che, in questo caso, l’incidenza dei costi relativi all’acquisizione delle aree sarebbe passata da una percentuale pari a meno dell’1% dell’investimento, ad una percentuale potenzialmente pari ad oltre l’11% dell’investimento complessivo!

In sostanza, l’indennizzo altrimenti dovuto per un terreno agricolo diveniva quello dovuto per un terreno edificabile.

Una pietra tombale su molti progetti in materia di FER.

La Cassazione ha accolto il ricorso proposto, fissando i seguenti principi che valgono al di là del caso specifico:

1. le potenzialità edificatorie di un terreno sorgono solo a seguito della Variante urbanistica, adottata con l’Autorizzazione Unica, che consente la localizzazione dell’impianto – mentre non sussistono prima. E le norme urbanistiche locali debbono interpretarsi conformemente a questo principio;

2. l’astratta possibilità per il proprietario del terreno di presentare a sua volta domanda di Autorizzazione Unica, e coltivare il progetto di realizzazione di un impianto FER non comporta l’automatico riconoscimento di potenzialità edificatorie al terreno prima della approvazione della variante urbanistica assieme al rilascio della Autorizzazione Unica.

Nel giudizio di rinvio, a detta della Cassazione, dovrà trovare spazio anche la questione della natura potenzialmente conformativa della variante urbanistica, ma nel rispetto – si può osservare sin da ora – della chiara formulazione della legislazione in materia di A.U. (prima l’art. 12 del D.Lgs 307/2003, oggi l’art. 9 del D.Lgs 190/2024) e dei principi di favore per le fonti rinnovabili.